lunedì, Settembre 16, 2024
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Omicidio Maria Chindamo, la Cassazione conferma la scarcerazione di Ascone

Omicidio Maria Chindamo, la Cassazione conferma la scarcerazione di Ascone.

La Corte di Cassazione, prima Sezione penale, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Catanzaro proposto avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva disposto l’immediata scarcerazione di Salvatore Ascone, per difetto di gravità indiziaria. Ascone è accusato di aver manomesso le telecamere installate nel cancello dell’abitazione di Maria Chindamo quando fu aggredita e sequestrata. Era stato arrestato su richiesta della procura di Vibo Valentia ma nei mesi scorsi il fascicolo era stato trasmesso per competenza alla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro che ha dunque impugnato il provvedimento di scarcerazione.

Nell’udienza di ieri gli avvocati Sabatino e Staiano hanno reclamato l’inammissibilità del ricorso rilevando che “le doglianze della Procura in alcun modo potessero intaccare la ricostruzione offerta dal Tribunale del riesame che aveva escluso qualsivoglia coinvolgimento di Ascone nella vicenda. Argomentazioni accolte in pieno dal supremo collegio che ha dichiarato inammissibile l’impugnazione”. Questa decisione sopraggiunge a quella del Tribunale per i minorenni di Catanzaro che di recente ha disposto anche l’archiviazione per il figlio di Salvatore Ascone, anche lui inizialmente indagato.

Le dichiarazioni degli avvocati di Ascone

“Prendiamo atto della decisione del supremo collegio senza alcuna sorpresa in ragione della correttezza dell’operato del Tribunale del riesame e della assoluta estraneità ai fatti del nostro assistito che ha sempre rivendicato la sua innocenza, rimanendo tuttavia destinatario di una inaccettabile attacco mediatico denigratorio”. Così gli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano, difensori di Salvatore Ascone coinvolto nel processo sull’omicidio di Maria Chindamo, l’imprenditrice di Laureana di Borrello (Reggio Calabria) rapita il 6 maggio 2016 nella sua tenuta agricola a Limbadi (Vibo Valentia) e uccisa brutalmente.

 

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