Le armi della guerra in Ucraina presto nelle mani delle mafie

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Il procuratore Nicola Gratteri
Il procuratore Nicola Gratteri

Il procuratore Gratteri solleva una domanda cruciale sul silenzio del tracciamento delle armi.

Durante un evento promosso dalle associazioni degli albergatori e dei commercianti del territorio a Lido di Camaiore (Lucca), e presentato l’ultimo libro “Fuori dai confini. La ‘Ndrangheta nel mondo”, scritto insieme allo storico Antonio Nicaso, il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha affrontato un tema scottante e di preoccupazione internazionale: il possibile flusso di armi micidiali, derivate dal conflitto russo-ucraino, direttamente nelle mani delle organizzazioni criminali italiane. Gratteri ha sollevato la domanda fondamentale: perché non è stato sviluppato un sistema di tracciamento per queste armi, che ora si trovano già sul mercato clandestino?

La situazione nella quale è coinvolta l’Ucraina ha dato origine a una serie di conseguenze inaspettate e inquietanti, tra cui la diffusione di armi di distruzione nelle mani della criminalità organizzata. Con un linguaggio deciso, il procuratore Gratteri ha sottolineato che mentre la guerra coinvolge persone provenienti da vari settori della società, i mafiosi si sono trasferiti all’estero per evitare il conflitto diretto e ora cercano di trarre vantaggio dalla situazione nel luogo in cui si nascondono. Questo scenario allarmante solleva una serie di interrogativi inquietanti sulla sicurezza nazionale e internazionale.

Le parole del procuratore richiamano l’attenzione sulla mancanza di azioni preventive e sistemi di tracciamento adeguati per monitorare il movimento di queste armi. Estremamente potenti e pericolose, sono ora disponibili sul mercato clandestino a un costo relativamente basso. Gratteri ha sottolineato che con soli 30.000 euro è possibile acquistare armamenti che superano in potenza un bazooka per dieci volte. Questa realtà, innegabile, rappresenta un serio pericolo non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa.

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