lunedì, Settembre 16, 2024
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Dimensionamento scolastico, il Pd spiega le ragioni del no

I gruppi del Pd alla Regione e alla Provincia di Cosenza hanno ribadito il proprio no al dimensionamento scolastico per come approvato dal governo nazionale e per come la Regione si sta preparando a concretizzare.

Le ragioni del no sono state illustrate in conferenza stampa moderata dal capogruppo regionale Mimmo Bevacqua, cui erano presenti il capogruppo alla Provincia Ferdinando De Donato, il consigliere comunale e dirigente scolastico Aldo Trecroci.

Tanti gli interventi tra cui il responsabile regionale Enti Locali del Pd Salvatore Monaco che ha condiviso le preoccupazioni espresse dai relatori, comprese quelle evidenziate da Trecroci sul dimensionamento approvato dalla Provincia di Cosenza. Sulle forzature operate dalla Provincia di Cosenza si è soffermato anche il segretario regionale Uil Scuola Andrea Codispoti, mentre il segretario provinciale Usb Scuola Pino Assalone ha specificato che non si tratta di difendere questo o quell’istituto scolastico, ma di opporsi al disegno nazionale nel suo complesso che rischia, anche per come applicato dalla Regione, di creare ulteriori disparità tra Nord e Sud e tra le città principali e le arre interne. Assalone ha proposto poi l’istituzione di un coordinamento regionale permanente per indurre il governo regionale a ulteriori riflessioni prima di approvare il piano definitivo.

Le conclusioni sono state affidate al capogruppo Mimmo Bevacqua che ha ricordato l’impegno costante del gruppo sul tema del dimensionamento, a partire dall’ordine del giorno proposto congiuntamente al consigliere Graziano lo scorso 20 aprile e che era stato approvato all’unanimità dall’Assemblea. Il capogruppo ha poi ricordato l’intervento in Aula del consigliere Iacucci che, a nome del gruppo, ha evidenziato come le nuove disposizioni possano mettere in crisi il sistema dell’istruzione in Calabria.

«Le nuove disposizioni  ha spiegato Bevacqua  prefigurano una graduale riduzione di classi e plessi scolastici, soprattutto nei Comuni più piccoli, con particolare incidenza sul aree interne, già disagiate per la desertificazione dei servizi e, conseguentemente, della popolazione. Un quadro preoccupante – ha concluso – nel quale si registra la totale inerzia del governo regionale, mentre altre Regioni abbiano adito le vie legali per tutelare il diritto allo studio e dire no a questo dimensionamento che cancella storie, identità e territori. Serve adesso una risposta decisa e forte da parte della politica, delle associazioni, dei sindacati, degli operatori e dei cittadini per bloccare un provvedimento dannoso e che va a colpire soprattutto il Sud, le Regioni più deboli e i territori più isolati».

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