Carmen Cos con ‘Il Pezzo’, lancia un messaggio: “tutto puo’ ancora succedere” – INTERVISTA

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Carmen Cos

Manager esperta in risorse umane abita, ormai, da molti anni a Torino eppure il suo sangue è calabrese di Cosenza e non dimentica abitudini e tradizioni meridiane. Superati i quaranta, però, Carmen Cos, si riscopre scrittrice e pubblica, con la casa editrice milanese Bookabook, il suo primo romanzo – Il Pezzo – che sta già raccogliendo le attenzioni del pubblico. Un manifesto generazionale scandito dalla colonna sonora della sua vita che racchiude un messaggio semplice ma incredibilmente rivoluzionario ai tempi della pandemia: il meglio deve venire e tutto può ancora succedere.

Dal lavoro in azienda allo scrivere un libro, perché?

Curiosità, passione, interesse verso le persone sono i motori che mi spingono nel mio lavoro. Mi appassiona la Gestione delle Risorse Umane e giorno per giorno mi impegno a far sì che diventino strategiche per la crescita aziendale. Il mio ruolo, infatti, è quello di HR Manager perché in azienda, per definizione, hai un ruolo. La scrittura ti libera dai vincoli del ruolo. Tu puoi essere un uomo, una donna, puoi essere quello che hai sempre desiderato, quello di cui ti spaventi. È un’esperienza di evoluzione e di crescita oltre che di libertà. Di sperimentazione. Sento il bisogno di entrambe le cose.

Ritiene che il suo può essere considerato in qualche modo un romanzo generazionale?

Esattamente come dice lei: in qualche modo. I personaggi non rifiutano apertamente il tempo che passa e la loro stessa maturità. Non fanno una rivoluzione, non si ribellano. La scoprono con sincero stupore. Nel libro cito una frase di Buzzati tratta da Il Deserto dei Tartari che secondo me ci regala una immagine vivida di questa sensazione: “Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito a invecchiare”.

E come mai la musica come filo conduttore per dipanare vicende interconnesse tra loro?

La musica è proprio una cosa che mi piace. Mi diverte. È il mio gioco. Le storie della vita meritano sempre una colonna sonora o, almeno, io ce la metto. Leggendo Il Pezzo ci si imbatte, tra gli altri, nei Police, Iggy Pop, Lou Reed. Poi ci sono i Waterboys che si legano al capito 6 in cui c’è la storia che per me rappresenta il cuore del romanzo. Ancora: gli Stereophonics colonna sonora di una scena decisiva nella storia dei protagonisti. Infine la cruciale domanda: Beatles o Rolling Stones? Provo a rispondere nel libro.

Lei, calabrese con sangue cosentino, vive ormai da molti anni lontano dalla sua terra d’origine. Quale retaggio porta con sé dalle latitudini meridiane?

Non so se possano essere considerati come retaggi ma sicuramente la prima cosa evidente che porto con me è il mio accento, la cadenza cosentina che negli anni non ho mai perso. Certo, meno pura, ma presente. E poi l’amore per il mare, le tradizioni e il cibo. Ho sempre viaggiato verso il Nord orgogliosamente con: patate, salumi, conserve. L’8 Dicembre faccio i cuddrurieddri, a Natale i turdiddri, a Pasqua i cuculi. Insomma, il mio vivere è basato sulle tradizioni della mia città d’origine. Anche nel libro c’è una parte dedicata alla mia città e al suo genius loci.