Calabria senza Speranza: occupati gli uffici dell’ospedale di Cosenza

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Calabria senza Speranza: occupati gli uffici dell’ospedale a Cosenza.

Una ventina di persone hanno occupato la sede della direzione generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza. Si tratta di un gruppo di residenti nel cosentino riuniti nel comitato “Cittadine e cittadine calabresi per la sanità pubblica”.

In Calabria non si può morire in attesa di un posto letto

I manifestanti chiedono una sanità pubblica efficiente, l’azzeramento del debito sanitario, la fine del commissariamento, la riapertura degli ospedali e l’assunzione di personale. I manifestanti non intendono andare via finchè  il ministro  Speranza  non intervenga. “Venga in Calabria a rendersi contro della situazione, che è assolutamente diversa rispetto al resto d’Italia. Ma soprattutto trovi una soluzione almeno per evitare che le persone muoiano in attesa di un posto letto”.

Sul tetto dell’edificio  appesi alcuni striscioni. Su uno c’è scritto “Non c’è più tempo, riaprire gli ospedali e assumere personale subito” e sull’altro “Calabria senza Speranza“. L’ospedale di Cosenza, a causa dell’emergenza Covid 19, sta vivendo in questi ultimi giorni momenti di grande difficoltà per la saturazione dei posti letto nei reparti dedicati al contrasto del virus.

Occupazione anche nella sede dell’Azienda sanitaria provinciale

Nel corso della giornata, la protesta si è poi allarga nella sede della direzione dell’Azienda sanitaria provinciale di via Alimena, occupata da una decina di cittadini. I manifestanti appartengono allo stesso gruppo di protesta “Cittadine e cittadine calabresi per la sanità pubblica”, che questa mattina sono saliti sul tetto della direzione dell’Azienda ospedaliera.

“Nonostante il numero di contagi sia ristretto rispetto ad altri territori del paese – affermano i manifestanti – le difficoltà di curare i malati di Covid ma anche i malati in generale, aumentano. Undici anni di commissariamento della sanità pubblica in Calabria hanno lasciato delle conseguenze pesantissime e nonostante i proclami, dopo un anno e mezzo dallo scoppio della pandemia, nulla è cambiato. La soluzione è semplice: smettere di dare in mano ai privati la gestione della sanità pubblica, riaprire gli ospedali che sono stati chiusi e sbloccare il turn over assumendo medici e infermieri. Chiamiamo tutti gli studenti e le studentesse, i lavoratori e le lavoratrici fuori sede ad unirsi a noi”.