Acquarelli di Maria Marcella Vivacqua – LA RECENSIONE

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CamScanner 04-11-2022 10.57

Acquarelli

E’ un libello leggero eppure incredibilmente sostanzioso. Per contenuti, riflessioni e visioni. Vedute proiettate verso il passato, il futuro, le incognite nascoste del presente. Tutto ha un peso e la somma giunge quando meno la si attende.
Ed opportuno è il titolo, perché come gli “Acquarelli”, la breve raccolta di poesie di Maria Marcella Vivacqua tinteggia come una sorta di prisma delle emozioni le pagine della sua ultima fatica. Che arriva dopo una serie di produzioni letterarie (“Il cielo in un soffitto”, “Un racconto sotto l’albero”, “Tutto in una notte” e “Dall’A allo zeugma: Novelle per un attimo”) incardinate in altra tecnica narrativa capace di irretire il lettore ora divertito, ora pensieroso, certamente curioso di giungere al termine del racconto, dei racconti. Insomma, ci si avviava verso un percorso più o meno lungo.
Adesso, invece, le sedici poesie inducono ad una introspezione più profonda ed immediata. Ed i versi, spesso sintetici – quasi ermetici – richiamano a specchio le sensazioni di chi si avventura nella lettura e vi trova, inaspettatamente, frammenti del proprio io.
Gli affetti di ieri e di oggi, la morte, l’essere donna soprattutto. Figlia, madre, compagna. E perché no, i migranti oppure il semplice, per modo di dire, disincanto.
Quello che accomuna tutte le opere di Vivacqua – in versi o in prosa – è invece la capacità di rifuggire la banalità, il già letto o il già visto.
Mossa da una sorta di speranza fideistica nel potere dirompente e taumaturgico della scrittura, alla ricerca, come tutti gli scrittori con delle aspettative nobili, di lasciare una chiara traccia di sé.
Anche perché, come la stessa autrice ricorda nella prefazione di “Acquarelli”, è cosa buona e giusta porsi delle domande esistenziali sul “fare della sera”.
Quesiti che sono essi stessi l’anima delle poesie, della poesia.