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La Cassazione annulla l’assoluzione di Sandro Principe nell’Inchiesta “Sistema Rende”

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le sentenze di assoluzione per l'ex sindaco di Rende Sandro Principe e altri politici coinvolti nell'inchiesta "Sistema Rende". La Suprema Corte ha ritenuto la "motivazione del tutto assente o apparente" nella sentenza d'appello, ordinando un nuovo processo per valutare le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio

Si dovrà rifare il processo per l’ex sindaco di Rende Sandro Principe e altri politici coinvolti nell’inchiesta “Sistema Rende”. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’Appello di Catanzaro, evidenziando una “motivazione del tutto assente o apparente” nelle decisioni dei giudici.

La Suprema Corte ha esteso l’annullamento anche alle assoluzioni dell’ex sindaco Umberto Bernaudo e degli ex assessori comunali Pietro Ruffolo e Giuseppe Gagliardi. I quattro imputati erano stati precedentemente assolti sia in primo grado dal Tribunale di Cosenza che in appello dai giudici catanzaresi.

Le accuse mosse contro gli imputati sono particolarmente gravi: concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. Gagliardi deve rispondere anche dell’accusa di corruzione. Il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Raffaella Sforza, aveva presentato ricorso ritenendo insufficienti le motivazioni alla base delle assoluzioni.

Nella loro analisi, i giudici della Cassazione hanno rilevato gravi lacune nella sentenza impugnata: “Si è in presenza di una motivazione del tutto mancante o comunque apparente, atteso che in tema di sentenza di appello, incorre in una motivazione apparente il giudice che si limiti a una mera rassegna degli elementi di prova assunti nel corso del processo, senza tenere in adeguato conto le specifiche deduzioni difensive”.

La Corte ha ulteriormente precisato che “nel caso in esame l’apparenza della motivazione è ancora più evidente perché la sentenza impugnata neanche ha passato in rassegna gli elementi di prova assunti nel giudizio di primo grado, limitandosi soltanto a ribadirne le conclusioni”.

Nelle loro valutazioni, i giudici della Suprema Corte hanno anche affrontato le argomentazioni presentate dalle difese durante la discussione orale del ricorso. “Il difensore degli imputati Principe e Gagliardi ha insistito sulla tesi che l’atto di appello del pubblico ministero sarebbe stato inammissibile per difetto di specificità”, hanno osservato i magistrati. Tuttavia, la Corte ha rilevato che lo stesso difensore “non ha indicato neanche un passaggio logico della sentenza di primo grado con cui l’atto di appello non si sarebbe confrontato, limitandosi a ricordare il principio di diritto in astratto senza scendere mai nei dettagli”.

Secondo l’inchiesta originariamente condotta dall’allora pm Pierpaolo Bruni, oggi procuratore capo a Santa Maria Capua Vetere, i politici e amministratori di Rende avrebbero stipulato un patto politico-mafioso per ottenere sostegno elettorale in cambio di favori, tra cui assunzioni in alcune cooperative comunali.

A seguito della decisione della Cassazione, il caso sarà ora riesaminato da un’altra sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà valutare nuovamente le prove e formulare motivazioni adeguate sulla colpevolezza o innocenza degli imputati.

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